Trani. Il "mistero buffo" della medaglia che non c'è più o c'è ancora? Di Mario Schiralli, già Direttore della Biblioteca Comunale “Bovio”

A cura di Mario Schiralli Trani, domenica 12 novembre 2017

Il “mistero buffo” della medaglia scomparsa. Non ha niente a che vedere con l’opera teatrale del grande Dario Fo. Oltretutto sarebbe irriverente soltanto accostare la vicenda  al capolavoro del  grande “giullare” che venti anni fa fu insignito del Premio Nobel per la letteratura.

Il “mistero buffo”, invece,  è tutto… tranese. Non  è cronaca letteraria, bensì di malcostume in un tutt’uno con ignoranza (meglio “impreparazione”) e strafottenza, sinonimo di  menefreghismo.
Il “mistero buffo” della medaglia mi ha visto investito per diversi motivi, poichè allora Direttore della Biblioteca “Bovio”: avevo curato  l’acquisizione della medaglia e di una cospicua (per quei tempi) somma di denaro, elargizione in favore della “Bovio” della nobildonna napoletana Margherita del Curto, rimasta favorevolmente impressionata dalle memorie della famiglia Fusco,  custodite dalla “Bovio”.
Correva l’anno 1982. “Un interessante e qualificato momento comunitario – come riportò la cronaca del prof. Raffaello Piracci, sul “Il Tranesiere” (la vicenda trovò spazio anche sulla Gazzetta e altre testate) -  è stato quello vissuto nel pomeriggio del 23 ottobre alla Biblioteca Comunale, ove si è onorata la memoria del compianto Cav. del Lavoro, Dott. Stanislao Fusco (1894-1979) che fu prima Direttore Generale  e poi Presidente del banco di Napoli ed a cui nel 1963 fu conferita la cittadinanza onoraria di Trani non solo per le benemerenze acquisite con la sensibilità dimostrata verso l’amministrazione civica e verso la privata imprenditoria economica, ma anche per il suo consapevole orgoglio di essere discendente dell’illustre patriota e pedagogista tranese Edoardo Fusco (1824-1873)”.
Ad onorarne la memoria fu, come detto, la nobildonna napoletana Margherita del Curto, compagna nella vita di Stanislao Fusco, che elargì due milioni e mezzo di lire per il rinnovo dell’arredamento della sala di lettura della “Bovio” da intitotare a Stanislao Fusco e un prezioso medaglione d’oro con la sua effigie da un lato, e dall’altro,  in madreperla, lo stemma  del Banco di Napoli, medaglia che Fusco aveva avuto all’atto del suo pensionamento da Direttore Generale.
La sala di lettura, nella quale campeggiava la foto dell’illustre tranese e una targa a lui dedicata,  fu rimessa a nuovo e inaugurata con  una cerimonia alla quale parteciparono la stessa donatrice e numerose autorità civili e religiose (tralascio altri particolari importanti che caratterizzarono  quella serata del 23 ottobre 1882).
Il medaglione d’oro, era stato ritirato dall’allora sindaco, Francesco De Palma, e da chi scrive, presso lo studio di un notaio napoletano che, nel verbale di consegna, ne specificò le caratteristiche e il peso, 554 grammi, nonché le clausole legate alla  donazione, ratificate con atto amministrativo del Comune di Trani.
Per anni quel prezioso cimelio è stato custodito prima nella cassetta di sicurezza di una banca, poi nella cassaforte della Biblioteca che, nel frattempo, dalla sede di Piazza Longobardi, era stata trasferita temporaneamente solo per le sale di lettura e gli uffici, in  locali di fortuna in altra zona della città. A seguito di un tentato furto, fu deciso di depositare la preziosa testimonianza, nella cassaforte dell’ufficio economato, molto più sicura. 
L’economo comunale, anni fa, andò in pensione e redasse, controfirmato dal dirigente e da un funzionario, il verbale di consegna di quanto contenuto nella cassaforte, tra cui il medaglione più volte citato. Nel frattempo la Biblioteca era stata trasferita nell’attuale sede.
Ed ecco il “mistero buffo”. Nella nuova sede non c’è più  traccia né della sala intitolata a  Stanislao Fusco(ironia della sorte, porta  un altro nome), né della medaglia d’oro.  Come spiegare  l’arcano?  La neo responsabile della “Bovio” cade dalle nuvole.  Nessuno, riferendosi a chi le passò “il testimone” della conduzione della biblioteca ( dal 2001, essendomi io trasferito in altra località,  l’amministrazione  affidò la biblioteca a persona senza alcun titolo come  da Regolamento) le avrebbe mai parlato della medaglia e di quant’altro, tra cui l’intitolazione della sala di lettura avvenuta con atto del Comune.
E allora? Gira e rigira, la medaglia sarebbe sempre nella cassaforte dell’economo,  dismessa,ma chiusa. Nessuno sa che fine abbiano fatto le chiavi. 
E allora? Niente. Né il Sindaco, né chi per lui è in grado di far luce su chi abbia le chiavi.
Basterebbe un fabbro? Troppo difficile pensarlo tant’è che qualcuno nella precedente amministrazione aveva pensato addirittura  di servirsi  di un famoso concittadino di … professione scassinatore. Ironia della sorte, sarebbe finito nuovamente in gattabuia prima di ottemperare all’incarico affidatogli. 
Non resta che rimandare ad una  prossima puntata.
 
Mario Schiralli, già Direttore della Biblioteca Comunale “Bovio”
 

 

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