Divulgarts di Alex de Leò'n presenta Masaccio: Il Costitutore della idealità scientifica nell'Arte

A cura di Redazione Infonews Trani, mercoledì 10 gennaio 2018

Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai alias Masaccio.

Per la critica datata considerato allievo, per altri socio- collaboratore di Masolino da Panicale entrerebbe oggi nel mito del club 27 al pari di Jimi Hendrix o Jim Morrison, Artista schivo e precursore, inventore di alcune innovazioni pittoriche mai studiate e riprese fino in fondo, ma soprattutto uno dei tre padri del Rinascimento insieme a Donatello e Brunelleschi.

La sua meteorica carriera ha condizionato per sempre gli artisti e l'arte, dalla più elitaria alla meno attesa. Di tutta la straordinaria e immensa produzione masaccesca la più importante resta il ciclo di affreschi della cappella Brancacci, testamento narrativo dell' alba del Rinascimento.

Il linguaggio pittorico è prepotente, dominante, incisivo, d'attribuzione stilistica non sempre lampante, vi sono difatti affreschi di chiara attribuzione a Masaccio, altri dove la collaborazione Masolino - Masaccio si fa più importante.

Il rinnovamento di Masaccio si gradisce meglio con il confronto tra il suo collega Masolino che risente di influenze tardogotiche laddove vi è la spietatezza delle opere di Tommaso di Ser Giovanni.

Masaccio sembra diseredarsi dalla classicità romanico ellenica, scaltro e cinico nella realizzazione di vedute urbane mai abbellite o decorate, dipinte così come sono in quel momento, realmente rappresentate, impolite e vedutistiche. Masaccio non tiene conto di alcun retaggio degli stilemi precorsi, il suo intento è quello di raccontare da cronista la cruda formalità modellata su chiaro oscuro, massa anatomica, luce senza contorno, delineante, razionalizzata.

 Mentre Masaccio era già artista affermato coeva a Firenze vi è la bottega dei Bicci ancora corrispondente al tardogotico e quella di Gentile da Fabriano, artista questi, di opposta produzione nelle sue release. Assente nella produzione masaccesca è una variegata tirella colori. L'opera tra le più importanti della Storia dell'arte di tutti i tempi e del Rinascimento, studiata finanche da tutti i più grandi del quattrocento e cinquecento per le intrinseche regole precettizie

è  " La trinità " nella Basilica domenicana in Santa Maria Novella a Firenze, affresco di 6,67mt X 3,17mt.

Dipinta seguendo l'ordine trino piramidale, ha l'arco interno che spiega il procedimento prospettico concomitante al soffuso chiaro oscuro del colore ascensionale rispetto ai fruitori.

Negli ultimi anni, grazie a opere di restauro e ricerca, si è scoperto che Masaccio continuò a lavorare e sperimentare con linee battute , solchi, incisioni sulla superficie dell'intonaco ancora fresco.

Opera la cui narrativa è senza precedenti nella storia, potente e propulsiva del nuovo canone estetico, dall'unicità percepita e commentata sin dall'antichità, già dalla seconda metà del 1500

         Gli scorci prospettici poderosi delle vigorose lesene scanalate e rudentate sono alludenti al ritorno  classicista.

 Ma cosa ancora più sconvolgente è la collocazione in quarto piano della figura del Dio in persona che sorregge il figlio, se si conta lo scheletro che giace al di sotto delle figure dei committenti rappresentati genuflessi. Quattro livelli per le figure oltre allo sfondo, il tutto in applicazione ferrea di lemmi e corollari della prospettiva che a volte disgiunge pur avendo linee che convergono al punto di fuga come nel caso della "Guarigione dello storpio" e "Risurrezione della Tabita".

 Nelle opere di sicura datazione precedente vi è la rappresentazione della vita in usi e costumi del popolo coevo, chiaro oscuro di intense anatomie dei personaggi resi umani con le loro fragilità e carenze, primato di Masaccio anche questo. La realtà soggiace istintiva nella attendibile riproduzione come in una istantanea con le sue percettibili situazioni, pratica pittorica tradotta in emozioni, tormenti e sin anche indifferenza, oltre la raffigurazione pura ci lascia comprendere che come disse nel secolo appena passato Jacques Derrida " La vita è l'origine non rappresentabile della rappresentazione ".

         La prospettiva per Masaccio non è sorgente di creazione, non svela scoperte nè prova ad imporre spazio, ma è l'ineludibile strumento di rettifica per l' illusione della realtà quale è la pittura. Lo spazio geometrico è strutturalmente designato a ruolo di rappresentazione pura mai teorizzata di fatti, di uomini e su questi di idee. Grazie al concetto fissato nell'archetipo masaccesco la plasticità dello spazio centralizzato può finalmente cedere il passo alle intersecazioni della costruzione grafica.

 In occasione del sesto centenario della nascita del Maestro Masaccio si è tenuta presso la Galleria degli Uffizi a Firenze la mostra " Nel segno di Masaccio - L'invenzione della prospettiva " , prorogata, come prevedibile, dato l'enorme interesse che suscita a tutt'oggi il pittore che raggiunse prima di ogni altri l'acume della concettualizzazione della realtà procacciata dalla razionalità prospettica.              

Alex de Leò 'n

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