Divulgarts di Alex de Leò'n presenta: I segreti della luce mistica di Jan Van Eyck

A cura di Redazione Infonews Trani, lunedì 12 febbraio 2018

Sommo pittore virtuoso della luce in pittura, Jan Van Eyck opera nei suoi dipinti una evoluzione qualitativa sostenuta differenziandosi dal misticismo religioso per sintesi di significati, simboli trascendenti e idealizzati. Le sue prospettive non erano esercizi di matematica ma rilievi che si configuravano attraverso procedimenti pittorici, linearità di sistema che in punta di pennello declinava il chiarore dei minuscoli dettagli verso figure sempre più eclissate quando più distanti esse sono dallo spettatore. La luce ha anch'essa valenza altamente simbolica e mistica, se per gli italiani rinascimentali era importante la prospettiva scientifica, pur non avendo ancora il ruolo costruttivista, per Van Eyck è la luce che prospetta la sua erudizione, prima ancora che il risultato pittorico colto, attraverso i sensi e da questi trasmessi allo spirito.

Nelle annunciazioni spesso la luce passa attraverso il vetro senza incrinarlo illumina la Vergine come lo spirito santo feconda la Vergine senza toccarla .

Spesso blocca l'immagine all'interno di uno spazio ristretto non concedendovi sentimenti all'empirismo prospettico.

La sua esperienza miniaturistica, con cui ebbe modo di raggiungere il primo auge rappresentativo attraverso Il libro " Ore di Torino" , cronologicamente fissato tra il 1422 e il 1424, gli tornerà utile per eccellere nei dipinti. Van Eyck alluminatore si distingue oltre che per precisione minuziosa e dedita dei particolari anche per la risolutezza cromatica e lucentezza con la quale esperisce il risultato realistico delle scene laddove i personaggi non sono semplicemente rappresentati in staticità ma altresì compendiosi di movimento, passanti, aggraziati e vividi. Da molti ritenuto l'inventore della pittura ad olio ne è invece il reinventore, tecnica quella ad olio in totale disuso all'epoca venne elaborata da Van Eyck, la sua tecnica è stata studiata chimicamente e mai capita ma soprattutto mai svelata fino in fondo. Van Eyck aggiunse all'olio di noci la trementina che è capace di far asciugare prima le stesure di pigmento e al contempo rendere più fluido il colore e uniforme la miscelatura dei pigmenti stessi conferendo la naturalezza ricercata dai pittori del suo tempo, era infatti in quel periodo storico in atto il passaggio dal Tardo Gotico al Rinascimento. La fluidità del colore ottenuta attraverso la miscelazione gli servì per conferire i minuscoli dettagli, nei pittori fiamminghi infatti si giunge al significato della visione d'insieme dopo aver appreso i particolari, in Van Eyck vi è l'apoteosi dell'unione dei dati nelle sue composizioni dense e corpose.

Jan Van Eyck rappresenta per i Fiamminghi ciò che per gli italiani rappresentano i tre grandi del Rinascimento italiano. Tra le opere più importanti ne spiccano alcune come " Ritratto dei Coniugi Arnolfini " , tavola di appena 60 cm x 80 cm e la " Madonna de Cancelliere Rollin " . Nel Ritratto dei Coniugi Arnolfini sono raffigurati oltre ai protagonisti altri personaggi riflessi nello specchio convesso, assurto come matrimonio tra i coniugi vi sono infatti dipinti i testimoni tra cui lo stesso Van Eyck, che spesso si ritraeva nei riflessi delle armature degli specchi e dei vetri, prima rappresentazione della borghesia appena nata nel momento dipinto.


Opera datata 1434, pregna di significati mistici e spirituali, è in realtà sì la ostentazione della ricchezza di Giovanni Arnolfini ma non rappresenterebbe la celebrazione del matrimonio tra i coniugi, di recente infatti è stata ritrovata una lettera presso gli archivi di Firenze della suocera di Arnolfini che testimonierebbe la morte della signora Arnolfini, il cui vero nome è Costanza Trenta deceduta nel 1433 prima moglie di G. Arnolfini, la signora Trenta è rappresentata incinta, nel XIV° sec. la gravidanza era una condizione di riflessione ed esercizio spirituale per le gravide, il parto era infatti un momento ad alto rischio di mortalità, spesso le gravide solevano farsi ritrarre per lasciare testimonianza all'interno della galleria dei ritratti di famiglia. Negli ultimi anni l'ipotesi è che la signora Arnolfini fosse morta di parto e che il ritratto in realtà sia una testimonianza postuma. Il lampadario a sei braccia ha una sola candela accesa dal lato dello sposo, l'altra candela presente sul lato della signora Arnolfini è spenta con la cera colata, simbologia che ci comunica l'avvenuta morte di lei ma ha anche un significato più esoterico, in alcune culture congregazionali religiose tale simbologia è adottata nei rituali di iniziazione mistica. Il cane barboncino dipinto rappresenta la fedeltà, quella fedeltà rappresentata anche con gli zoccoli sovracalzari da passeggio di lui che sono puntati verso l'esterno ma riposti e non utilizzati stanti ad indicare che il personaggio non intende uscire dal vincolo matrimoniale, gli zoccoli di lei sono posizionati verso il letto a baldacchino che simboleggia l'unione coniugale. Le dieci scene miniate nello specchio convesso sono di morte sul lato di lei e di vita dal lato di lui, sulla sedia dietro la spalla di lei vi è dipinta Santa Margherita protettrice delle partorienti che domina un drago e appeso vi è un festone reverso in basso, le stesse ciliegie che si possono scorgere alludono ai frutti del paradiso. Van Eyck è riuscito anche ad indicarci lo stato d'animo di Giovanni Arnolfini mediante l'erudito e funesto nitore toccato da sottigliezze incupite e rabbiosamente sdegnate del volto, come direbbe Herman Dooyeweerd "enkapsis" "incapsulamento costitutivo" (due coniugi sono incapsulati nella coppia). Van Eyck fu presso la corte del potentissimo Duca Filippo di Borgogna diplomatico e spesso inviato segreto al servizio e per conto dell'alta nobiltà, testimoniano questo periodo il ritratto di Isabella di Portogallo, le concordate nozze tra Isabella e Filippo il Buono si ebbero infatti grazie al suo intervento. Pittore ufficiale di corte fu caso unico, ebbe libertà di poter lavorare anche con privati. Un dipinto del Maestro Jan Van Eyck è stato esposto a Londra alla National Gallery nell'autunno del 2017 e vedrà il proseguo con una mostra monografica nel Museo di Gent nel Febbraio del 2020.

Alex de Leò 'n

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