Tempo e Libertà - Franco Bosio recensisce Giuseppe Brescia per Le guise della prudenza.

A cura di Redazione Infonews Trani, lunedì 12 marzo 2018

Le “Guise della prudenza”. Vita e morte delle nazioni da  Vico a noi., ed. Laterza, Bari 2017, pp.152

I grandi filosofi sono veri e propri ponti indistruttibili tra noi e le epoche più lontane. Lo è Platone con la sua memorabile dottrina della decadenza delle “repubbliche ideali” dalla condizione di perfezione, attraverso l’aristocrazia, l’oligarchia e la democrazia di massa (“oclocrazia”) fino alla tirannide più bieca e più spietata che ne decreta la dissoluzione e la fine; una dottrina valida e attuale ancor oggi, e purtroppo trascurata da Karl Popper che a torto rubrica Platone tra i filosofi “totalitari” (La società aperta e i suoi nemici, 1944 in 1^ ed. originale; 1973 ed. it.). E altrettanto potente e meritevole della più attenta rimemorazione è la dottrina vichiana dei “corsi e ricorsi storici”, per i quali dall’ “età degli dèi”, attraverso l’ “età degli eroi”, si passa all’ “età degli uomini”; ma in questo percorso è sempre in agguato il pericolo della decadenza nella barbarie più rovinosa e distruttiva. Giuseppe Brescia, presidente della “Libera Università Giambattista Vico” di Andria, fa molto bene il punto della situazione in questo saggio che occupa la maggior parte del suo ultimo libro che reca appunto questo titolo. “Prudenza” è il nome, proveniente dal latino, della “saggezza”, virtù somma della discriminazione intelligente che presiede soprattutto all’etica e all’arte politica, come hanno insegnato i grandi classici con Platone e Aristotele alla loro testa, e che quando viene perduta e negletta scatena la “barbarie della riflessione” (p. 7). Con vasti e illuminanti riferimenti a tutto campo sui quali qui non possiamo diffonderci l’Autore conclude il suo saggio con dovizia di indicazioni che alludono a episodi e a pratiche economico-politiche deplorevoli che attestano quanto mai a sufficienza l’ irruzione della “barbarie della riflessione” soprattutto nella vita della nostra nazione, dalla decadenza dell’ istruzione divenuta succube della tecnocrazia dei “test” e di un’ottusa informatizzazione incapace di riconoscere le dimensioni autenticamente umane dell’apprendere e dell’insegnare, all’incapacità di porre freni ed argini alla “liceità di indebitamento” e alla concezione della cosa pubblica come “terreno di conquista”, oltreché alla proliferazione di “malversazioni e reati” (truffe al risparmio, disinvolte e banditesche pratiche finanziarie, corruzioni pubbliche e private, ecc.: pp. 34 e segg.). Né manca un riferimento eloquente a dissesti ferroviari che hanno causato non pochi morti e feriti, dovuti ad incuria e a disonestà ( disastro ferroviario di Andria del 12 luglio 2016: pp. 40-45, 'provocazione' filosofica analoga a quella causata dal terremoto di Lisbona del 1° novembre 1755  per il Voltaire ).Ci dispensiamo per necessaria brevità da un riferimento preciso e puntuale ad altri fatti di cronaca che l’Autore giustamente menziona a riprova della sua disamina. In conclusione, il saggio si fa ammirare oltreché per la sua sostenuta erudizione per la passione civile che lo anima, sicché Brescia ci fa ricordare sempre come un’autentica cultura non possa veramente vivere senza questo impegno. Così si pone tra i maggiori 'critici del tempo'.

FRANCO  BOSIO

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