Alex de Leò 'n presenta Divulgarts - Piero della Francesca (de' Franceschi): Aureo savoir faire geometrico insignito del suasivo colorforma

A cura di Redazione Infonews Trani, giovedì 12 aprile 2018

Piero di Benedetto de' Franceschi,  meglio noto come Piero della Francesca nato il 12 di settembre e morto il giorno della scoperta dell'America, giorno di morte conosciuto ma incerto è l'anno di nascita compreso tra il 1415  e il 1420 a causa di un incendio scoppiato all'interno della casa comunale e quindi propagatosi agli archivi di Borgo San Sepolcro in provincia di Arezzo.

Piero nacque dal ricchissimo commerciante di tessuti Benedetto de' Franceschi e dall'umbra nobildonna Romana di Pierino da Monterchi conosciuta, come si solea dir al tempo, col nome Francesca in quanto imparentata con i de' Franceschi.

La Signoria di Firenze nel 1441 acquistò Borgo San Sepolcro dal Papa Eugenio IV° per l' enorme cifra di 20 mila fiorini d'oro, ben più di 25 mila ducati,  la città era non solo snodo cruciale dall'importanza strategica per le rotte mercantili, essendo posizionata a confine tra Toscana, Umbria, Emilia Romagna e le Marche, tra i Malatesta di Rimini e i Montefeltro di Urbino, ma anche terra importante per la coltivazione del guado che serviva per le tinture delle stoffe toscane.

Notabile ricchissimo ed esercente in Borgo San Sepolcro cariche pubbliche nel consiglio comunale , priore di confraternite, amministrava il suo mastodontico patrimonio economico, terriero e immobiliare, facendo ritorno nella sua città natale dove conservò il suo studio e dove ancora oggi è possibile recarvisi per poter visitare l' intero palazzo.

La sua prima formazione avvenne nella transfrontaliera San Sepolcro dove oltre alle influenze culturali senesi, umbre e fiorentine era attiva la scuola monastica camaldolese e dove anche vi era gran fermento culturale per la massiccia presenza di intellettuali quali notai e medici.

Seppur ricco e potente Piero si trasferì a Firenze presso la bottega del Maestro Domenico Veneziano, la sua presenza è testimoniata sin dal 1439 quando collaborò agli affreschi perduti nel coro della chiesa di Sant'Egidio narranti le "Storie della Vergine". Secondo il Vasari la sua collaborazione con il Veneziano iniziò già nel 1435, egli attribuì alcuni lavori a Perugia nel 1437 e degli affreschi sulla volta della chiesa di Santa Maria a Loreto, affreschi non terminati per sfuggire alla peste e ultimati in seguito da Signorelli.

Piero della Francesca lavorava solo per opere commissionate,  era in voga in quel momento di rinascita artistica la maggior dedizione e attenzione ai lavori quando ben remunerati, maggiore era retribuzione tanto quanto era maggiore il tempo impiegato per la realizzazione e viceversa.

Tra le commissioni non mancarono quelle per la sua città.

Nel Museo Civico di San Sepolcro con La Madonna della Misericordia datata 1445 Piero supera la concezione dello spazio prospettico, del quale è il major rappresentante, tornendo i personaggi e addensando i panneggi di essi, nonostante il vincolo contrattuale gli imponesse di dover dipingere il fondale dorato, retaggio consuetudinario trecentesco. Il polittico che non aveva  limite contrattuale di tempo fu lavorato in diversi momenti, Piero addolcì i personaggi rispetto ai primi passaggi di stesura pittorica.

Ma se cospicuo fu il suo nutrito catalogo è sì vero che molti dei suoi lavori non sono giunti a noi in quanto molte delle pareti affrescate sono state abbattute dopo pochissimi decenni, è il caso degli affreschi feauturing  Domenico veneziano della chiesa di Sant'Egidio di cui son stati risparmiati solo alcuni particolari decorativi.

Intorno alla metà del secolo decimo quarto i Duchi di Ferrara gli commissionarono delle grandi composizioni di affreschi su mura abbattute dopo pochi decenni, stessa sorte toccarono agli affreschi in Vaticano quando nel 1508 il Papa Nicolò V° ne fece abbattere le mura per la costruzione della stanza nel nuovo appartamento pontificio, la famosa Stanza della Segnatura.

Si narra che Raffaello Sanzio quando vide gli affreschi di Piero rimase Standhallizzato al punto di voler eseguire delle copie prima dell'abbattimento murario e il conseguente procedere con i suoi affreschi realizzati in detta stanza tra il 1508 e il 1511.

Vi erano nel range di tempo che andava dal 1271 al 1478 non più di sei trattati sulla pittura più altri tre aggiornamenti , Padova 1411, Cremona1470, Roma 1478, che imponevano più che indicavano disposizioni della grammatica pittorica.

Eccezion fatta per lo statuto senese gli scarni trattati eran scritti  in latino.

Probabile oltre alla presa visione degli statuti grammaticali della pittura è l'incontro-confronto con Maestri rinascimentali tra i  quali Antonello.  La formazione di Piero andava ben oltre le linee del colore , scrittore egli stesso di ben tre trattati sulla geometria e sulla matematica  dedicati in toto al suo grande mecenate il duca Federico da Montefeltro.

Oltre agli studi sulla sezione aurea e le derivazioni euclidee si spinse nello studio dell'astrazione sincretica della forma. Celebre è il famoso ovoide sospeso sulla scena della pala di Brera.

L' uovo simbolo cosmico dopo e simbolo dell'uomo prima è sotteso dalla volta a conchiglia, la conchiglia rappresenta la verginità di Maria e come ben sanno i cristiani la Vergine è la madre cioè la chiesa , termine questo che indicava le adunanze proprio come adunati al di sotto di essa vi sono i personaggi biblici.

Seppure le committenze non mancavano a Piero in conto va anche messo che i lavori oltre che suscettibili della minore o maggiore retribuzione erano riferiti anche al grado socio-culturale dei committenti, si è per questi motivi ipotizzato anche di alcuni lavori non richiesti con le cospicue somme a cui Piero della Francesca era abituato e non sempre da eruditi.

Le recenti scoperte sulle opere di Piero attestano uso di tempere ma anche di oli e miscele nello stesso dipinto , ciò è presagio di un artista non solo teorico delle formule matematico geometriche ma altresì di uno sperimentatore non soltanto empirista.

Piero esaltò la tradizione più arcaica  senza rinunciare al modernismo imperante. Tanti furon gli esempi di studio , da Masaccio a Beato Angelico di cui ammirava l'accesa luce composta, da Van Eyck di cui fu insieme ad Antonello il maggior rappresentante della nuova tecnica della pittura ad olio a Luciano Laureana, fino al grande Leon Battista Alberti dai quali potè applicare i rigorismi geometrici di cui era fiero studioso come solo molto più vicino ai nostri giorni potè fare lo studioso matematico e artista Lucio Saffaro con i suoi icosaedri.

La luce modula le tonalità peroranti la concorrenzialità con i fiamminghi.

Il connubio sodale con il Laureana ci fa sussumere gli echi degli eloqui che si potevan udire tra dotti geometrici nelle neoromaniche stanze.

I particolarismi anatomici dei personaggi collaborano all'acume della resa prospettica già avvalsi dalle disposizioni delle lor pose studiate,disposte e rafforzate in dinamiche rese strategicamente.

Sulla scorta della legenda aurea di Jacopo da Varagine dipinse simbolismi mixati al doppio gioco di prospettiva in monito al pericolo susseguente la notizia della sconfitta costantinopolitana del 1453, come Munch secoli dopo rispose che la relatà è tutta simbolica, non si evade dalla realtà con il simbolo, null'altro è più reale che il simbolo, come ben scrisse G.C. Argan citando sia lo spiritualismo di Redon sia l' allegorismo di Bocklin a tal fine.

Piero nell'ultima parte della sua vita si ammalò e iniziò a perdere la vista fin quasi a morir cieco,  gli ultimi lavori del Maestro sono per questo meno incisivi rispetto alla sua media artistica.

L'inventore della partita doppia Luca Pacioli nel suo "De divina proportione" scrisse "La perspectiva, se ben si guarda, sanza dubbio nulla sarebe se questa

( la geometria) non si acomodasse. Come al pieno dimostra el monarca a li dì nostri de la pictura e architettura Pietro di Francescinostro teraneo per un suo compedioso trattato"

Nella "Cronaca Rimata" del 1482 Giovanni Santi, padre e primo maestro di pittura di Raffaello Sanzio, scrisse " Masaccio e l'Andrein del Castagno, Paolo Occelli Antonio e Pier Pollaiolo sì gran disegnatori, Piero del Borgo antico più di quelli.. "

Gli studi sulla prospettiva di Piero a volte adombrarono una ragionevole comprensione critica da parte degli studiosi e ben presto gli entusiasmi vasariani lasciarono posto ad un immeritato e infausto pensiero critico " Heu! Quam difficilis glorie custodia est! "  . Nel 1830 Von Rumohr definì la decriptazione del linguaggio pierfrancescano una inutile fatica arrivando addirittura a farlo definire da Passavant come un "primitivo" intelligente, e dal Burckhardt che lo colloca intorno alla figura dello Squarcione.

La sineddoche di queste incertezze filologiche approdanti a critiche così basse si possono spiegare come direbbe Stephen Hawking

 “Il più grande nemico della conoscenza non è l'ignoranza,

 è l'illusione della conoscenza. ” 

Nonostante le asperità delle critiche dopo il 1830 le opere pierfrancescane continuavano ad essere acquistate da privati per le loro notevoli collezioni.

Si deve al saggio del 1913 di  Longhi la rivalutazione dello stile di Piero definita "sintesi prospettica di forma colore"  

L' ultima mostra monografica di Piero della Francesca si è tenuta a Forlì dal febbraio al giugno del 2016, mentre è del 2017 è la mostra organizzata con le opere dei due artisti riscoperti da Longhi, Caravaggio e il nostro Maestro, Piero della Francesca  il nobile già ricco studioso e artista.

Dedico questa rubrica a tutti coloro che si agitano col proprio ego ad esprimere superficiali ed effimere considerazioni pregiudizievoli del momento.

Alex de Leò 'n

 

 

 

 

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