Sabato 9 giugno, ore 9 presso l'auditorium san Luigi a Trani - convegno Ugci su: principi costituzionali e fragilita' sociali: il grido dei poveri

A cura di Vittorio Cassinesi Trani, giovedì 7 giugno 2018

L’ Unione Giuristi Cattolici Italiani-sezione di Trani “ Renato Dell’Andro” è lieta di comunicare che sabato 9 giugno, alle ore 9,00, presso l’ Auditorium di San Luigi in Trani, riceverà S.E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza  Episcopale Italiana.

S.E. Mons. Nunzio Galantino ha accettato l’ invito del Presidente dell’ Ugci-sezione di Trani -Dott. Salvatore Paracampo a venire in  Trani ed in occasione del  70° anniversario della Costituzione Italiana ci ha invitato a discutere di un argomento di grande interesse:

“ Principi costituzionali e fragilità sociali: il grido dei poveri “

 Potremmo dire 70 anni ma non li dimostra: la Costituzione italiana infatti è entrata in vigore il 1° gennaio 1948, e come dichiarato nel discorso di fine anno 2016 dal Presidente Sergio Mattarella,  ricordando una famosa considerazione di uno dei padri della Costituzione “ Il suo patrimonio di valori, di principi, di regole “ costituisce la  “ casa comune “ di tutti gli italiani.

Ed uno di questi principi era ed è, ancora oggi, rappresentato dall’art. 3 della nostra “bistrattata “ Costituzione, che ci parla di uguaglianza e di pari dignità di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinione politiche, di condizioni personali e sociali.

Ma, aimè, ancor oggi, questo principio caposaldo della nostra Costituzione non è ancora attuato completamente, soprattutto per quanto riguarda le condizioni personali e sociali delle persone.

Uno degli effetti della grande crisi economica che ha attanagliato l’Europa negli ultimi anni è stato infatti quello di aver aumentato le disuguaglianze sociali, acuendo il divario fra le disuguaglianze già esistenti fra i ceti sociali: è così diminuito il reddito di gran parte della popolazione con conseguente aumento del livello della povertà.

Secondo i dati della Caritas Italiana, pubblicati nel rapporto “ FUTURO  ANTERIORE “ nell’ Unione Europea ci sarebbero circa 117 milioni di persone a rischio povertà e circa 7 milioni in Italia privi di mezzi di sussistenza.

Ma cosa poter fare in questo momento di fronte a tale grave realtà ?

Il “ Reddito di Inclusione “ non ha portato a grandi cambiamenti, forse perché, come sostenuto da molti, tale misura non riguarda tutte le famiglie italiane che siano veramente povere, come esistente nei paesi dell’ Unione Europea.

Una voce autorevole e forte si è, invece, sempre alzata dalla Chiesa, sul fenomeno della povertà: già nella “ Lumen gentium, il Beato Papa Paolo VI scriveva: “  Come Cristo (…) così pure la Chiesa circonda d’affettuosa cura quanti sono afflitti dall’umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo Fondatore, povero e sofferente, si premura di sollevarne l’indigenza, e in loro intende servire a Cristo ”.

Nella “ Gaudium et Spes “ promulgata il 7 dicembre 1965 sempre da Papa Paolo VI, il Beato parlava della lotta alla povertà e dell’equa distribuzione delle risorse “Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e popoli, così che i beni creati devono secondo un equo criterio essere partecipati a tutti, avendo come guida la giustizia e compagna la carità”.

Denunciava la ricchezza del mondo occidentale ripetto alla miseria, che si andava diffondendo sempre più in gran parte del mondo: “Mentre alcune nazioni, i cui abitanti troppo spesso per la maggior parte si dicono cristiani, godono di una grande abbondanza di beni, altre nazioni sono prive del necessario per vivere e sono afflitte dalla fame, dalla malattia e da ogni sorta di miserie.

Degno di essere ricordato è il discorso con il quale il Beato Paolo VI chiuse il Concilio Vaticano II, rivolto ai poveri, ai malati a tutti coloro che soffrono: “O voi tutti che sentite più gravemente il peso della croce, voi che siete poveri e abbandonati, voi che piangete……………”   

San Giovanni Paolo II riprese e sviluppò per la prima volta in un’enciclica il tema della lotta per i poveri: “Desidero qui segnalarne uno: l’opzione, o amore preferenziale per i poveri…..”.

Il suo successore Papa Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale della Pace, riprendeva il tema della lotta a favore dei più deboli e dei poveri nella Dottrina Sociale della Chiesa dicendo “ Combattere la povertà, costruire la pace……………….; “ da sempre la dottrina sociale della Chiesa si è interessata dei poveri. Quanto alla Chiesa, essa non lascerà mancare mai e in nessun modo l’opera sua. Questa consapevolezza accompagna anche oggi l’azione della Chiesa verso i poveri, nei quali vede Cristo ”. 

Ed oggi con Papa Francesco, la lotta della Chiesa a favore dei poveri tende sempre più a rafforzarsi.

Nella sua prima esortazione apostolica Evangelii Gaudium: “ Nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri, tanto che Egli stesso ‘si fece povero’ . Tutto il cammino della nostra redenzione è segnato dai poveri”.

E nel capitolo n. 53 dell’ Evangelium Gaudium intitolato “ no a un’ economia dell’esclusione “ troviamo il primo passo del Sommo Pontefice Papa Francesco verso quella che sarà il tema dominante del Suo Pontificato e che sarà evidente nell’enciclica Laudato Sì: la lotta alle disuguaglianze fra ricchi e poveri. 

“ Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma  di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”. 

Il 17 novembre 2017, in occasione della prima giornata mondiale dei poveri, creata da Papa Francesco, il Sommo Pontefice ricordava nella Sua omelia che “ Lì, nei poveri, si manifesta la presenza di Gesù, che da ricco si è fatto povero…………………………………..Per noi è dovere evangelico prenderci cura di loro “.

Sabato 9 giugno ascolteremo dalla viva voce di  S.E.Mons. Nunzio Galantino il suo pensiero e le sue considerazioni al riguardo.

Dott.ssa Giuseppina Paracampo Consigliere Nazionale Ugci

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