Il Tarlo, Cameade e Pasquino. Nota congiunta a firma di Cosimo Nenna (F.P.LCGIL), Loredana Di Nunno (FPLCISL) e Vincenzo Cognetti (FPL UIL).

A cura di Redazione Infonews Trani, mercoledì 11 luglio 2018

Il Tarlo, Cameade e Pasquino

Tal quale che nel pensiero del mite Don Abbondio che, ruminando, si chiedeva chi fosse Cameade, alla stessa maniera i tarli e della fama e dell'oblio paiono albergare nelle menti dei podestà.

Ed infatti dev'essere certamente così se molti, fra questa speciale categoria di cittadini, impiegano buona parte del proprio tempo a tentar di lasciar tracce indelebili de! proprio passaggio terreno.

Essi si affannano e si arrovellano per non diventare Cameade e per lasciare ai posteri, ad imperitura memoria, chi la propria piccola piramide, chi il proprio mausoleo, chi un'arena, chi un'opera d'intelletto.

C'è chi lasciò Colonna ed i suoi fasti, c'è chi amputò la zona murattiana con lo scempio di Corso Italia e via S. Gervasio, dove anche il sole non appare per pudore, c'è chi lasciò piazze longobarde con sensi alternati di marcia, ciclabili e persin panem et circenses, c'è chi, invece, banalmente "prendeva" solo la spesa; c'è chi, poi, infine, ha solo lasciato il suo nome nelle cronache giudiziarie di ogni epoca.

Insomma ognuno s'è adoperato per non essere obliato, per essere ricordato, per non essere paragonato a Cameade, e certamente, dovremo pensare, anche nella mente del nostro eroico podestà si sarà affacciato il piccolo tarlo.

E questo pur piccolo insetto, eri eri, eri eri, pian pianino, giorno dopo giorno, deve aver cominciato a scavare.

E se mi dimenticano, avrà pensato il nostro, se non dovessi lasciare una piccola cattedrale, una piazza, una ciclabile, un poema, un trattato, una festa, alle future generazioni di tranesi?

E pensa che ti pensa, un bel giorno esclamò: eureka! Anch'io verrò ricordato!

E subito chiamò due fidi cortigiani, non due consiglieri, non due precettori, ma due cortigiani, che approvarono immantinente l'idea.

Cortigiani, perciò disse loro, perché non chiudiamo l'ospedale?

Che gesto eclatante, pensò fra sé e sé, non l'ha mai fatto nessuno, lo farò io, il mio lascito ai nostri figli, nessuno potrà più curarsi come prima!

E perciò, senza indugio, chiamato il viceré Michele di Borbone, appose il suo sigillo, con tanto di ceralacca fumante, sul regio atto di chiusura.

il Viceré Michele, commosso da cotanta devozione e meravigliosa solerzia decise, motu proprio, di donare alla città la scatola dei sogni, i! Presidio Territoriale di Assistenza, così meravigliosamente vuoto ma con un'immensa potenzialità onirica.

Povera la mia Trani, senza la statua de! Pasquino, misera la città dove nessuno possa affiggere la sua pasquinata urlando ai quattro venti: quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini (quel che non hanno fatto i barbari l'hanno fatto i Barberini).

Qualcuno certamente obietterà, però, che i! podestà avrà pensato: "sì certo, Urbano Vili, avrà pure fuso le travi di bronzo del pronao dei Pantheon, ma in cambio di cosa? Di una meraviglia, di un'opera eterna: il Baldacchino del Bernini.

La domanda successiva perciò è: "Sarà perciò il Presidio Territoriale d'Assistenza il nuovo Baldacchino di Trani? Chi potrà dirlo?"

Certamente non saremo noi a poterlo dire ma i presupposti non ci sono, non vediamo traccia, ad esempio, di Urbano Vii! e, soprattutto, manca Gian Lorenzo Bernini.

Se baldacchino pertanto non sarà, come appare chiaro, che venga, di contro, applicato il contrappasso: damnatìo memoriae per il podestà; venga invece scalpellata la sua effige da ogni scultura del regno.

Che sia ricordato meno di Cameade, oppure molto di più.

Firmato : F.P.LCGIL - Cosimo Nenna, FPLCISL - Loredana Di Nunno, FPL UIL - Vincenzo Cognetti

                                                                                           

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