Alex de Leò 'n presenta Divulgarts - Sandro Botticelli

Epanortosi metamorfica dell'artecrazia Botticelliana. 1^ parte

A cura di Redazione Infonews Trani, sabato 16 febbraio 2019

Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi il subliminale Artista di Florentia del secolo decimo quarto, passato alla storia come l'ineguagliabile,    già dai coevi identificato come inappellabile il cui nome da solo evocherebbe la rappresentazione eccelsa della bellezza da lui rappresentata in medio della pittura.
 

Sandro Botticelli ebbe per nome d'arte il pròlogo ermetico dell' arte dei Filipepi, il padre era ricco conciatore di pelli e suo figlio Antonio medaglista e orefice professionista per cui noto come il " battigello " vocabolo questi assai in voga nelle botteghe del 400, Alessandro Filipepi a sua volta fu apprendista appena tredicenne di un Maestro argentiere e doratore individuato come " battigella " nickname presumibilmente condiviso da egli, seppur pare che il fratello Giovanni, funzionario pubblico del Monte, sia stato additato come Botticello per via del sua passione del bere alcolici ma non vi sono allo stato delle fonti attuali prove certe di tal diceria vochato solo per nome di Botticello nel catasto del 1458.

Lorenzo de Medici il Magnifico nella sua opera giovanile lo descrive nel simposio "  Botticel la cui fama non è fosca,  Botticel dico; Botticello ingordo  Ch'e più impronto e più ghiotto ch'una mosca.  Oh di quante sue ciancie hor mi ricordo,  Se gli è invitato à desinar, ò cena,  Quel che l'invita non lo dice a sordo.  Non s'apre a l'invitar la bocca a pena,

 Ch' e' se ne viene, e al pappar non sogna,

 Va Botticello, e torna botte piena  ".

Nel 1464 entra in bottega da fra' Filippo Lippi, notevoli sono le opere lippesche che contano la mano di Botticelli fin tutto il 1467, quando , dopo la partenza del Maestro F. Lippi alla volta di Spoleto si può audēre la ipotesi di responsabilità diretta della bottega su Sandro Botticelli che ultimando alcune commissioni avrebbe sin anche trovato spazio nell'atelier del Verrocchio. In quest'ultima bottega vi era un giovane apprendista di nome Leonardo da Vinci che seppur più giovane del Botticelli di ben sette anni lo considerava un temibile rival.

 Negli Archivi Catastali delle decime di Firenze del 1469 il padre Mariano Filipepi dichiara Sandro membro della famiglia avente bottega in casa, nel 1470 finalmente il Maestro temuto anche da Leonardo da Vinci aveva bottega in proprio.

Nell'estate del 1470, il Botticelli che aveva per apprendista il figlio del suo Maestro Lippi,  dipinse sotto commissione medicea, per rappresentanza del nuovo console magistrato della mercatura dell'Arte nella persona di Tommaso Soderini, a sua volta consigliato da Piero il Gottoso de Medici, La Fortezza opera destinata al tribunale dell'Arte della Mercanzia di Firenze di 167X87cm , opera certa e datata più antica del Maestro. Piero de Medici, padre di Lorenzo, aveva commissionato la tavola sul finire del 1469, anno della sua dipartita, era infatti Sandro ormai sotto la sua ala protettrice.  Come a tutti è noto le ire del maestro Piero Pollaiolo fecero sì che la seconda delle sette tavole fu eseguita da questi che già vantava un contratto per le altre tavole.

            L' opera si discosta dalle altre dipinte invece dal Pollaiolo per il vistoso trono marmoreo finemente decorato e scolpito da fulgide cesellature che passano in secondo ordine grazie all'uso superbo del chiaro-oscuro, il panneggio della veste passa dall'essere pesante a leggero conferendo alla figura l'ambiguità  tale da non lasciar trapelare se questa è seduta o in piedi nell'atto di sedersi. L'aulica icasticità dell'espressione facciale ci rivela il senso psicologico di distacco e al contempo intensità di spirito.

 

La strada della fama e delle grandi commissioni era ormai più che spianata al Maestro Botticelli che vantava amicizie illustri del calibro di Agnolo Poliziano, poeta più importante del XV° sec. e Marsilio Ficino celebre filosofo rielaboratore della teoria di Platone e più grande influencer dell'epoca e di quella successiva.

Nella Firenze dei Medici del 400' la vita di corte era presentata da Artisti legati al potere politico ed ecclesiastico che assicurava loro fonte certa e sicura di introiti economici e anche protezione, ma gli Artisti avevano una loro identità che non sempre si conciliava con il dominio politico e le idee di questi, ecco che la simbologia come già accaduto per altri grandi "Dipintori" soccorre a preservarne ogni segreto che solo ad una attenta lettura simbolistico-esoterica può esser svelato ma non del tutto compreso.

            Nel tondo " La Madonna del Magnificat " la serenità che traspare dalle figure quasi sicuramente rappresentanti una parte della famiglia Medici ha per fulcro della scena la Madonna che stando a parte della critica avrebbe il volto di Lucrezia Tornabuoni moglie di Piero de Medici. I colori accessi, tipici della produzione botticelliana, in contrasto con l'arco scuro sormontante i personaggi assicurano con la geniale trasparenza del velo l'attenzione verso il sole simbolo divino a cui i reggenti sollevano cauti le braccia come per mirare e cercare di raggiungere l'elevazione spirituale.

            " Magnificat anima mea Dominum  " , è ciò che messaggia ai posteri tramite scrittura, frase estratta dal vangelo di Luca detta dalla stessa Vergine a S. Elisabetta per ringraziare Dio di esser stata scelta.

 

La produzione Botticelliana fu all'inizio di carriera volta alla luminosità e ai canoni della bellezza sua contemporanea, ma come in un battito bigemini a metà strada con una reservatio mentalis il Maestro sentiva dentro sè il pentimento per la vanità umana tanto da portarlo ad uno stravolgimento interiore sul fine carriera che si riflettè sulla sua arte.

"  Noli foras ire, in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas  ".
            Le decorazioni avevan preso il posto del neoplatonismo, il fondo oro aveva soppiantato le vedute paesaggistiche, la mitologia era un tormentato ricordo durante la raffigurazione delle scene bibliche.

Il Rinascimento aveva utilizzato la pittura per spiegare l'architettura, la linearità e le proporzioni geometriche con preciso settaggio delle disposizioni spaziali erano base d'appoggio per Artisti che sostenuti dalle committenze avevan libertà di rappresentazione quand'anche la richiesta dell'opera d'arte era ben individuata e specifica.

            E' il caso della Primavera " Natura daedala rerum " , opera commissionata dal membro più illustre dei Medici per conto di suo cugino Lorenzo detto "il popolano" dove il Maestro Sandro Botticelli poté esprimersi senza mai tradirsi.

( Si rimanda  la trattazione della Primavera al prossimo appuntamento con la Rubrica DIvulgarts ).

            Scrisse di lui U. Verini  nel suo "De Illustratione urbis Florentiae" datato 1503 " Altrettanto son rapidi di mano e celebri in pittura i fratelli Ghirlandaio. Ne è considerato inferiore a Zeusi il nostro Sandro, pur se quello ingannò perfino gli uccelli dipingendo l’uva. Ne va lode minore ai fratelli Pollaiolo  "

Nell'opera " Pallade che doma il Centauro " si evincono affinità con la " Primavera " , Pallade rappresenta Firenze e il Centauro le Barbarie di Roma intesa come stato Pontificio, tra i due e di sfondo si intravende il golfo di Napoli traguardo per entrambi . 

 Stando ai resoconti degli archivi medicei e al Direttore delle Gallerie degli Uffizi il Poggi , oltre che a Warburgh, Botticelli avrebbe dipinto due dipinti identici di Pallade, ne è testimonianza anche la citazione del Vasari, a conferma di una seconda Pallade vi è la descrizione di Simonceschi che in perfetta simbiosi con Poggi vedeva in un arazzo della Gran Sala del Museo Civico di Pavia il ricordo descritto Vasari. Negli anni si è cercato di capire quale fosse la proprietà attuale dell'altra Pallade oltre a quella ritrovata da Ridolfi.

  Definito da Vittorio Sgarbi come il primo vero disegnatore del mondo,   dopo lo sconvolgimento anche ad opera del Savonarola , Botticelli cambiò drasticamente lo stile e i soggetti delle sue opere virando verso i racconti religiosi. " Obbedire a natura in tutto è il meglio " scrisse F. Petrarca .

            Le figure dei primi tempi sono psicologicamente sereni e per sino troppo pacati, nella seconda fase della sua esistenza artistica diventano irritati e malinconici, l'etereo lascia il posto sofferto, i colori tenui a volte contrastati da sfondi più netti diventano accesi con sfondi scuri. Le disposizioni auree e geometriche degli inizi divennero motivo di comunicabilità nella grandezza del rapporto tra le figure e il racconto.

 Ciò che era motivo di equilibrio di peso agli inizi fu viziato dalle decorazioni.

            Fu nel 900' motivo di disputa che in un primo momento fu prosaica e cordiale ma che vide il culmine con lo scoppiare della lite tra Lionello Venturi e Longhi, lite che durò 40 anni fino a quando cinico si avvicinò Venturi a Longhi chiedendogli che effetto facesse esser sposato alla grande Anna Banti, disse Venturi di Botticelli " Botticelli sogna immaginari arabeschi, ritmi lenti e continui di danza, linee piene di grazia; e li sa realizzare in funzione del rilievo e del movimento ".

 Con la morte del Savonarola condannato al rogo e la momentanea caduta dei Medici unita ai nuovi Artisti che lo surclassarono come Leonardo Da Vinci e Raffaello, Botticelli passò dall'essere oberato dalle innumerevoli commissioni al punto da demandare ai suoi allievi di bottega gran parte dei lavori minori al suo declino di richieste anche a causa del mancato uso della prospettiva, tecnica in voga presso Michelangelo e lo stesso Leonardo. Trovò la morte a 65 anni malato e dimenticato da tempo visse di stenti gli ultimi anni trascinandosi a fatica. Dimenticato per quasi quattro secoli toccò al critico John Ruskin e al suo seguito di pittori Preraffaelliti riscoprirne la magnificenza.

            L' arte del B.  accese il dibattito di prosa cordiale che vide scoppiare la lite tra Lionello Venturi e Longhi, lite che durò 40 anni fino a quando cinico si avvicinò Venturi a Longhi chiedendogli che effetto facesse esser sposato alla grande Anna Banti, disse Venturi di Botticelli " Botticelli sogna immaginari arabeschi, ritmi lenti e continui di danza, linee piene di grazia; e li sa realizzare in funzione del rilievo e del movimento ".

 Nei primi anni del 900' Bernard Berenson trovò che alcuni dipinti mai attribuiti con certezza a Botticelli piuttosto che a Filippino Lippi , anche stilisticamente discostati da entrambi i Maestri per l'incarnato più biondo, l'affermazione che accanto al Botticelli ci fosse un altro Maestro il cui nome fittizio fu coniato ne " L'Amico di Sandro ". La tesi di Amico di Sandro fu oggetto di crisi aborrita da parte di Herbert Horne che non riusciva a trovare certe le fonti del Berenson.

 

Dedico questa rubrica a :

Stefano dell'Agnello mio affezionato amico e lettore ;

Gaemi ( Emilio Gagliardi ) Artista e Gallerista ;

Andrea Pastore  saggio e brillante Imprenditore  .

RIP.

Alex de Leò 'n

Si ringrazia Il Punto Einaudi Barletta

 

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