Tempo e Libertà di Giuseppe Brescia - Ancora sul Croce moralista “in erba” e il La Rochefoucauld

A cura di Vittorio Cassinesi Trani, venerdì 8 novembre 2019

Alla fine, qual è il problema ? - Per gli articoli – massime in forma pseudonimica, dettati dal Croce “nipote della serva del signor di La Rochefoucauld” sul “Corriere del Mattino” di Napoli del 1881, proposi la attribuzione congetturale del 1984, in Croce inedito, citato tra gli altri da Fabio Fernando Rizi  (Benedetto Croce and Italian Fascism, Toronto University 2004 ): congettura da me ripresa in una miscellanea di studi in onore di Raffaello Franchini del 1994, e sulla quale è poi intervenuta la rilettura del Giovane Croce, da parte di Salvatore Cingari ( Rubbettino 2000:  ridiscusso a proposito di Croce e il cristianesimo, nei “Quaderni” dell' Acton Institute, Rubbettino 2003 ).

Ma, per l'appunto, alla fine qual è il problema ? Mi permisi di riferire già alla Pregiatissima Signora Marta Herling ( e, per suo tramite, alla gentile e nobile Signora Alda Croce ) che, se mai la mia “congettura” non fosse resultata plausibile, i frammenti di “moralismo immoralistico” quivi resuscitati non sarebbero stati compresi nella prevista riedizione ampliata degli Scritti vari ( quando per essa i tempi sarebbero stati maturi nella disegnata Edizione Nazionale delle Opere di Benedetto Croce ).

Epperò, evidentemente per me e per noi, la intensità dell'approccio all'oggetto si traduceva, ipso facto, in fervore ideativo, in una forma di visione ( un poco come nel Wake di lingua sassone: la “veglia-sogno” di joyciana memoria ), che con il suo oggetto ( la indagine sul giovane Croce ) sino a tal punto s'immedesimava, da coglierne parlanti e viventi fin le prime, e più inaccessibili, prove.

E' la immedesimazione, una forma di “simpatia” storiografica ( “simpatizzamento”, diceva Croce ), nella più pura e alta accezione. E' un poco l'eterno sogno dell'umanista che vede e sente il passato farsi prossimo e coevo suo, affatto simigliante e consenziente ai suoi stessi affetti e pensieri.

Mi provo ad ordinarne alcuni, in riferimento alle 'massime immorali' recuperate.

 Quali ? - Il pubblicarsi e il nascondersi al tempo stesso, peculiare nel nostro giovane autore ( 'son le mie prime esperienze di scrittore !' ). E la timidezza e la sfrontatezza, come fuse insieme e indissolubilmente intrecciate ( di qui l'originale adozione pseudonimica ). L' apax, il detto una volta sola, della medesima cifra pseudonimica. Il 'moralismo immorale' delle massime in parola.

 Dunque: l'influsso del primo libro letto nel 1881, le famose e già citate “Maximes” del La Rochefoucauld, un cui esemplare è custodito nella Biblioteca Croce. A quindici anni, già leggeva Croce, eccome ! Poi, egli era come puer et senex, giovane adulto e saggio giovane. Ma non è tutto.  Lo scrittore e critico Pietro Citati non ha da tempo trovato una vena “borgesiana” in Croce ? Mi riferisco all'elzeviro raccolto ne Il té del cappellaio matto ( Mondadori, 1972 ). E la filologia crociana non ha esibito echi, somiglianze, affinità con le stesse “Inquisicciones” di Borges: donde, anche, discendono le tante prose storiche, saggistiche, politiche di Leonardo Sciascia ?

E non ha, lo stesso Croce, ideato il “sogno” storicamente tanto robusto, la novella cioè del giovane Sanseverino che va a dibattere, innestando il nuovo sul vecchio pensiero, con Giorgio Hegel, nella stupenda, profonda e a noi cara, Pagina sconosciuta degli ultimi mesi della vita di Hegel ? ( cfr. il mio “Non fu sì forte il padre”. Letture e interpreti di Croce, Editrice Salentina, Galatina 1978 ).

Così: - E' lui, è Croce, è il ragazzo Croce ! -, mi diceva Alfredo Parente, allorché gli parlavo della mia “scoperta” del 1881, ipotesi d'attribuzione di quelle massime, durante i colloqui al Maschio Angioino  di Napoli, sede della Società di Storia Patria, negli anni d'oro della “Rivista di studi crociani”. E lo confermava il teoreta e prosecutore Raffaello Franchini, che il mio Croce inedito ospitò volentieri nella collana da lui diretta “Aletheia” per la la SEN di Napoli, nell' '84.

Per ciò, alla fine, sembra più accattivante il Fortleben, la fortuna del testo, il testo sul testo, che non il disegno bibliografico e filologico iniziale. Testo sul testo, interviene la estesa glossa del più giovane studioso Cingari, alle pp. 24-25 de Il giovane Croce ( Rubbettino 2000 ); poi temperata, per la verità, nella diffusa serie di pur doverose citazioni dei miei studi ( pp. 33, 67, 83-85, 123-125 e 184 ). Queste menzioni riguardano il giovanile viaggio in Spagna ( dall' “Archivio Storico Pugliese” del 1987, pp. 346-347 ); i ricordi di Giuseppe Ferrarelli ( da Croce inedito, pp. 347 sgg. ); la sezione  Editori e autori dell'idealismo ( in “Rivista di studi crociani” del 1980, pp. 72-73 e sgg. ); la recensione a un libro di memorie risorgimentali di Giulio Adamoli, Da San Martino a Mentana ( presa dal mio Croce inedito, pp. 51-57 ); la chiara “simpatia” crociana per Giovanni Bovio ( sempre, tra l'altro, dal Croce inedito, pp. 123-125 di tutta la apposita Sezione ).

Dice, dunque, Cingari nel Giovane Croce: “Non ritengo infatti che dai documenti che abbiamo a disposizione lo si potesse pensare così precocemente smaliziato, esistenzialmente e intellettualmente, da poter essere identificato con l'autore – nell'ipotesi quindicenne – di quelle Massime immorali del 1881 che Giuseppe Brescia ( in Croce inedito, Napoli 1984, pp. 17-31 ) suggerisce di attribuirgli. (..) Da trovare in bocca piuttosto, queste massime, - per restare nell'ambito delle letture del giovane – ad uno zolliano Fauchery o a un demussettiano Desgenais. Né le 'pezze d'appoggio' addotte da Brescia sono tali da poterci convincere, per il momento, del contrario; e cioè il fatto che Croce fosse amico di gioventù di Vincenzo della Sala, collaboratore in quegli anni della pagina letteraria del 'Corriere del Mattino' ( su cui erano state pubblicate le massime ) e che Croce stesso, negli anni trenta, rievocava la figura di Federico Verdinois, ideatore e direttore di quella pagina, dicendo che nel Corriere del mattino ' esordirono i giovani letterati napoletani d'intorno al 1880' “. Non pago, il Cingari insiste nell'ambito della stessa nota. “Di recente G. Brescia ( cfr. Croce e La Rochefoucauld, in La tradizione critica della filosofia. Studi in memoria di Raffaello Franchini, Napoli 1994, pp. 387-396 ) è tornato sull'argomento, cercando di rafforzare la tesi dell'attribuzione crociana di quelle massime, indicando tra l'altro la presenza nella biblioteca di Croce di un'edizione ottocentesca dell'opera larochefoucauldeana, anteriore al 1881. E tuttavia, in mancanza di prove più certe, continuo a ritenere che sia estremamente difficile poter pensare alla paternità crociana dello scritto”

Ma 'testo sul testo', vuol dire anche: testo con testo, chiosa con chiosa, ripresa con fedele ripresa. Il 'gusto' crociano, anche all'esordio, per il 'moralismo' delle riflessioni 'immorali', che si protrarrà fino  dentro la maturità ( Torquato Accetto, Virgilio Malvezzi, la 'gioia del male in La Rochefoucauld, le edizioni del secentismo ), e che ci consente di parlare di un Croce, “uomo che piantava gli alberi”, per la caratterizzazione felice delle di lui “scoperte”, si sposa a pensieri di sentore hegeliano ( la dialettica diservo e signore ), o goethiano e desanctisiano di varia natura ( la distinzione di poesia e non poesia)

E' così che i miei successivi Fulep e Croce ( Laterza, Bari 1995 ); Croce nel mondo ( ivi 2000 ), accogliente il citato Croce e La Rochefoucauld, con tant'altre rivisitazioni e scoperte del “Croce in Francia”, Croce e il “modernismo”, e del Carteggio con Gabriel Faure, Louis Gillet e Alfred Loisy  (Croce in Francia, Bari 2000 ); fino a Croce e il mondo ( Arte Tipografica, Napoli 2002 ), risultano assenti nel successivo riscontro storico di Cingari, Alle origini del pensiero 'civile' di Benedetto Croce. Modernismo e conservazione nei primi vent'anni dell'opera (1882-1902), reso per la Editoriale Scientifica di Napoli, nel 2002; e nell'altro contributo dello stesso autore Benedetto Croce e la crisi della civiltà europea ( Tomo I-II, Rubbettino 2003, p. 221 ), che pur non mancano di riferire in modalità più serena dei precedenti lavori di scavo ( v. le pp. 107, 111, 143-145, 189, 204, 237, 246, 282, 399-400 e 444 di Alle origini) .

 Sommessamente invito a rivisitare le Biblioteche, recuperando i testi gravitanti su “momenti per una storia delle interpretazioni”, di cui porgo sommario, quanto ineludibile, elenco: Benedetto Croce nell' Archivio di Giovanni Castellano; Inediti di Antonio Tari, Benedetto Croce e Giovanni Gentile nel carteggio di Vincenzo Bindi; “Nessun altro uomo”. Per la storia dei rapporti politici ed epistolari tra Tommaso Fiore e Benedetto Croce; Croce e Firenze. I. Il 'ritorno' di Croce.II. Una eredità 'complessa'.III. Croce e Giacomo Debenedetti. IV. Croce e Glauco Natoli. V. Croce e Mario Puccini; Giovanni Verga, Gabriele D'Annunzio e Benedetto Croce nel carteggio di Antonio Fogazzaro (che son tutte sezioni del Croce nel mondo, pp. 17-120, integrate da Appendice di Autografi e Documenti crociani – Testimonianze, con gli originali, pubblicati anche allo scopo di non prestar alcun fianco a eventuali detrazioni ). E ancora: Carteggio Croce- Ernesto Giacomo Parodi; Giuseppe Antonio Borgese, Croce e Thomas Mann; C'è Napoli nel sogno incantato di Hans Castorp; Croce in Cina; Il grande solitario di Mario Vinciguerra; Croce e i Savoia ( capitoli del Croce e il mondo, sopra citato e concluso dagli Autografi di Croce per Ernesto Giacomo Parodi, alle pp. 55-85 ); fino A proposito di Henri Bergson, Benedetto Croce, Alfred Loisy e Adolfo Levi, con Appendice dei testi di Adolfo Omodeo sulla “Critica” per il “modernista” Alfred Loisy, in Croce in Francia ( Bari 2000, pp. 21-29 e 31-44 ).

 

Naturalmente, lo spoglio si ferma correttamente alle date degli studi crociani che precedono i lavori del Cingari già discussi ( 2000-2003); ma la sua estensione è ben più vasta, da valere per le nuove “biografie” letterarie, filosofiche, etiche e politiche del filosofo “italiano” ed “europeo”. Anche nella Vita intellettuale e affettiva di Croce, di Giancristiano Desiderio ( LiberiLibri ), manca traccia di tutto il complesso ordito di tali rapporti: opera, pur di lodevole impegno, che non sarebbe, perciò, azzardato definire di “letteratura crociana secondaria” . Così, in generale, risulta difficile discorrere di rapporto tra “vita” e “opera”, “vita” e “forme”, “modernismo” e “conservazione”, progressismo o arretratezza culturale, storia patria e dimensioni etico-politiche di respiro europeo, prescidendo – per tacer d'altro – dal rapporto tra Croce e i grandi comparatisti; dal suo misurarsi – nel consenso o nel dissenso - con il meridionalismo di Tommaso Fiore, il celebratore di “Un popolo di formiche”, e con gli intellettuali 'modernisti' d'oltralpe o le estetiche del modernismo europeo; dalla protezione di storici e pensatori d'origine ebraica e delle popolazioni e minoranze oppresse, Polonia Armenia Romania, come dimostrai nel Trittico storico-politico del Croce inedito, del 1984 ( pp. 150-161), all'altezza del primo conflitto mondiale, per gli anni 1915-1917. “Trittico” che costituisce, quindi, un vero e proprio “aspetto” del civismo crociano di respiro europeo, e più che europeo, mentre – separatamenti presi – i suoi singoli elementi resterebbero confinati al pur interessante ufficio di “scoperte” erudite, i cui 'Documenti' riprodussi – ancora, e a conferma  – nella 'Appendice' di Croce nel mondo ( del 2000).

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