Tempo e Libertà di Giuseppe Brescia . A proposito della "cara e dolorosa" rilettura di Giacomo Leopardi

A cura di Vittorio Cassinesi Trani, sabato 1 febbraio 2020

La pubblicistica culturale recente discorre volentieri di eventuali postille autografe, rinvenute nella  biblioteca Magna Capitana di Foggia dal dott. De Caro, all'interno della edizione delle "Operette morali",
ricompresa nel volume di 'Poesie e Prose', pubblicato per i tipi dell'Editore Starita a Napoli, nel 1935. Marcello Andria, della Università di Salerno, obietta, tuttavia, "di escludere che le postille in questione possano ricondursi alla mano di Leopardi. Inclinazione, ductus, legami, tracciato delle lettere mi paiono del tutto dissimili" ( cfr. "Il Leopardi controverso",in "Corriere della Sera - Corriere del Mezzogiorno", Domenica 9 giugno 2013, p. 17. Senza escludere categoricamente una o altra possibilità, mi è gradita l'occasione per evidenziare essenzialmente due aspetti, ,sulla materia del contendere, allargata a  momento di comprensione estetica. In effetti, la grafia di Leopardi è anzitutto più sottile, delicata e chiara ( anche là dove, come per i "Canti" e "Le operette morali", alimenta correzioni e varianti alle prime stesure. Se ne vedon le prove nella serie di autugrafi che sono esposti alla Biblioteca di Casa Leopardi a Recanati, o nella Biblioteca Nazionale "Vittorio Emanuele III" di Napoli. Alleghiamo, a mero titolo esemplificativo, le riproduzioni degli originali di "Il sabato del villaggio" ( "Recanati, 29 settembre 1829" ) o de "Il tramonto della Luna" ( "Napoli 1836 ), quando non si voglia sostare commossi dinanzi alle stesure dell' "Infinito" o di "Alla Luna" ( "Recanati 1819"), il cui titolo originario era "Idillio. La luna e le Ricordanze", poi divenuto "Le Ricordanze" ( dicembre 1925 ) e solo nell'edizione del 1831 "Alla Luna". In secondo luogo, la grafia leopardiana restituisce una forma di trasparenza trepidante, anche nelle 
varianti, che non pare sussista nelle più marcate e doppie annotazioni dell'edizione Starita delle "Operette Morali" del 1835. In terzo luogo, tali correzioni eran state già menzionate nella edizione critica di Ottavio Besomi delle stesse "Operette morali". Da ultimo, ma non ultimo, la presente rilettura della delicata vena stilistica leopardiana riporta alla memoria il testo, di interesse biografico ma anche ermeneutico, di una lettera "All' Amatissima Sig.ra La Sig.ra Fanny Targioni nata Ronchivecchi", dettata a caldo dallo scrittore e amico Giovan Battista Niccolini: ""Pregiatissima Amica, Vi mando due lettere del Ranieri una diretta a me e l'altra a voi rendendomi certo che vi sarà caro e doloroso ad un tempo di leggerle perché riguardano ambedue il perduto nostro amico Leopardi. Conservatemi la vostra benevolenza, e credetemi sinceramente, Vostro Aff.mo S° ( servo ) ed A° ( amico ) G. B. Niccolini. Di Casa, 9 Luglio 1837". Si vuol dire, cioè, che la "dialettica delle passioni", massimo adempimento della espressività poetica e artistica, si trasferisce - bene spesso - da persona a persona, da soggetto a soggetto, e da oggetto a nuovo soggetto interrogante o interpretante, in maniera che il legger lettere sul Leopardi "sarà caro e doloroso ad un tempo" per il Ranieri, il Niccolini e la amata Fanny Targioni Tozzetti; come, per noi oggi, l'evocare investigando le tracce della di lui scrittura non può
esser solo questione di "scoop" giornalistico o di pratico sensazionalismo, ma trasmette altra eco e altro sentore dell'animo nobile e amico, pur in un'epoca in cui la tecnologia imperversi intercettando la
cosiddetta "critica degli scartafacci" ( Gianfranco Contini ). 
Giuseppe Brescia - Libera Università "G.B.Vico" - Andria.

 

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