Carenza d’organico negli Uffici giudiziari a Trani: “Restano le scoperture”

A cura di Vittorio Cassinesi Trani, lunedì 3 febbraio 2020

Alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario la Fp Cgil Bat analizza la situazione del personale dopo Quota 100 e Legge Fornero

A partire dall’analisi dei numeri del personale amministrativo degli Uffici giudiziari di Trani per arrivare a far emergere le difficoltà nel garantire un servizio giustizia efficiente. L’analisi è della Fp Cgil Bat e viene effettuata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in cui, come da tradizione, il Ministero fornisce annualmente i numeri dello stato della Giustizia nel Paese. Tra le cause alla base di una Giustizia che non sempre funziona come dovrebbe, per il sindacato certamente c’è da annoverare anche la carenza degli amministrativi che, tra l’altro, è lievitata dopo l’entrata in vigore di “Quota 100” e del naturale sblocco a seguito della “Legge Fornero”.

Negli Uffici giudiziari tranesi, per esempio, si assiste ad una percentuale di scopertura quasi pari al 30% del personale: in servizio ci sono 169 impiegati rispetto ai 234 previsti. Nel dettaglio, esaminando singolarmente gli uffici dove si amministra la Giustizia a Trani si rileva che presso la Procura della Repubblica c’è una carenza assoluta del 38%, la più alta della Puglia, sono in servizio 31 lavoratori su 50, con la mancanza del dirigente e la riduzione al 50% di figure di responsabilità come direttori, funzionari giudiziari e cancellieri; ma vi è anche la carenza di autisti del 60%. Al Tribunale, si registra una carenza assoluta del 24%, 105 presenze su 137 in dotazione organica, con figure come gli autisti con una carenza del 50%, gli ausiliari del 37% e dei funzionari giudiziari del 33%. All’Unep (ufficio notifiche e protesti) c’è una carenza totale del 27%, 27 in servizio su 41 in pianta organica, con la figura dell’Ufficiale Giudiziario carente del 90%. All’Ufficio del Giudice di Pace, si è in presenza di una pianta organica che non è stata modificata a seguito degli accorpamenti degli uffici del Giudice di Pace di Minervino Murge, Molfetta e Ruvo di Puglia, pertanto gli stessi impiegati che prima reggevano l’ufficio di Trani ora hanno ricevuto il carico di altri paesi senza il relativo personale.

“La prima conseguenza dei pensionamenti che si stanno susseguendo è che i pochi lavoratori che rimangono in servizio sono costretti a sostituire i lavoratori che stanno andando in pensione senza avere nulla in cambio, né una progressione giuridica, né un incremento del salario accessorio, con la conseguenza di rispondere disciplinarmente per gli eventuali disservizi, anche perché spesso e volentieri il lavoratore viene quotidianamente additato come il responsabile unico delle disfunzioni negli uffici giudiziari. Purtroppo, la politica degli organici messa in campo sin qui dal Ministero della Giustizia dimostra una scarsissima considerazione dei lavoratori. Difatti, troppo poche sono le assunzioni fatte e previste rispetto alle scoperture esistenti. Eppure, utilizzando lo strumento del “fabbisogno” per rimodulare le dotazioni organiche, si potrebbero avere da subito risorse fresche e già formate sul campo da utilizzare negli uffici e, senza oneri per l’Amministrazione: stabilizzando tutti i precari della Giustizia attraverso procedure dedicate; stabilizzando il personale comandato da altre PP.AA.; immettendo nei ruoli, a domanda, il personale di altre PP. AA. che ha già lavorato in posizione di comando presso gli uffici giudiziari; suggeriscono il comitato degli iscritti degli uffici giudiziari di Trani e la segretaria generale della Fp Cgil Bat, Liana Abbascià.

“Da sottolineare c’è inoltre un altro aspetto, ovvero che anche a Trani il numero del personale è inversamente proporzionale a quello dei magistrati: le piante organiche di questi ultimi sono complete mentre quelle dei cancellieri sono sempre più scoperte. In generale, negli Uffici giudiziari di tutta Italia si è passati negli ultimi 20 anni da circa 11mila ad oltre 20mila magistrati, tra ordinari ed onorari, mentre le unità di personale in servizio si sono ridotte: da 52mila a 43mila. Non ci si può salvare dallo sgomento di sguardi su scrivanie vuote, su cataste di fascicoli e documenti che paiono non avere più patria. Non ci si salva dallo sgomento di non avere più un “portafogli di competenze” sempre disponibile per cercare una sentenza, risolvere il blocco di un applicativo informatico, arguire l’interpretazione di un atto, un’ordinanza, una procedura. Questa analisi è nei fatti il nostro grido d’allarme sulle condizioni della Giustizia. È arrivato il tempo delle scelte e delle assunzioni di responsabilità da parte di chi deve prendere delle decisioni mentre noi continueremo a stare al fianco dei lavoratori del comparto come abbiamo sempre fatto”, concludono dalla Fp Cgil Bat.

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