Giovedì 30 luglio cerimonia d’intitolazione di un’area cittadina al giornalista e compositore Mario Azzella: il programma

A cura di Vittorio Cassinesi Trani, lunedì 27 luglio 2020

Giovedì 30 luglio si terrà a Trani la cerimonia d’intitolazione dell’area cittadina antistante il 2° Circolo Didattico Monsignor Petronelli in “Largo Mario Azzella”, in onore del giornalista e compositore nato a Trani l’8 giugno del 1928.

La cerimonia prevede due momenti. Alle 19.30 è in programma lo scoprimento della targa toponomastica nell’area adiacente la scuola Petronelli. Alle 20.30 la figura di Azzella sarà ricordata a palazzo Beltrani. Nella corte Davide Santorsola è previsto un omaggio caratterizzato da testimonianze, ricordi e dalla proiezione di un documentario dedicato ad un artista e ad un giornalista che, come pochi, ha saputo interpretare il suo tempo ma anche, e soprattutto, guardare al futuro senza mai perdere la consapevolezza e l’orgoglio delle proprie origini.

CENNI STORICI:

Mario Azzella nasce a Trani l’8 giugno del 1928, al civico 220 di corso Vittorio Emanuele (palazzo Muller), in una casa le cui pareti trasudano amore per l’arte musicale. E quest’amore, per lo spettacolo in genere, gli si attacca alle ossa fin dai primi giorni di vita. Conseguita la maturità classica Azzella s’iscrive a Bari alla facoltà di scienze politiche, per entrare nell’accademia d’arte drammatica di Roma, compiuto il ventunesimo anno d’età.

In accademia frequenta il corso di regia di Orazio Costa e quelli di recitazione di Wanda Capodaglio, Sergio Tofano e Silvio D’Amico.

Dopo tre anni il diploma, D’Amico lo coinvolge nella redazione di alcuni capitoli della sua storia del teatro. Tofano gli commissiona il commento musicale per una commedia “album di famiglia”, della quale cura la regia. Incomincia a scrivere per la radio, incoraggiato da Nino Merloni, uno dei registi radiofonici più noti.

Nel 1952 Mario Azzella vince un concorso bandito dalla basilica di S. Saba in Roma con l’Oratorio “io credo”; fra gli attori ci sono Edmonda Aldini e Warner Bentivegna; il commento è del Coro Polifonico Romano diretto da Gastone Tosato.

Ed è il poeta Michele Galdieri, autore di tanti testi teatrali, ad offrirgli la prima scrittura per la compagnia di Carlo Dapporto. Mario Azzella sarà attore di spalla del celebre attore comico per due anni consecutivi, in “la piazza” (1951/52), in “baracca e burattini” (1953/54), e poi in “l’adorabile Giulio” (1956/57).

In questa compagnia conosce il maestro Pasquale Frustaci con il quale scrive “Siparione” un giornale sonoro, dedicato agli “oscuri lavoratori dello spettacolo”, diretto umoristicamente dapprima agli elementi interni della compagnia stessa e poi a quelli degli altri complessi.

Il “Siparione” verrà anche trasmesso televisivamente da Torino, durante il quale esiste solo il collegamento con Milano e la televisione italiana è ancora in fase sperimentale; fanno parte della trasmissione fra gli altri: Isa Bellini, Giacomo Rondinella e Galeazzo Benti.

Nel periodo intercorso fra le due riviste dirige documentari in bianco e nero ed a colori, a 16 ed a 35 mm., per conto di enti privati e cinematografici.

Al termine della rivista “baracca e burattini” gira in Svezia per l’Europa Film di Stoccolma due documentari a colori. Rientrato dalla Svezia, nel novembre del 1954 parte per l’adempimento degli obblighi militari.

Al 6° C.A.R. di Pesaro, gli viene affidato dal Colonnello Comandante Beltrami, l’allestimento di spettacoli per i commilitoni, ed è proprio ad uno di questi spettacoli che il Generale Lorenzotti lo nota e lo trasferisce immediatamente alla casa del Soldato di Bologna, dove, per tutta la durata della ferma, dirige spettacoli per le forze armate. Particolare successo ottengono la rivista “Abile arruolato”, della quale si occuperà la stampa e non solo quella militare, e l’ultima commedia musicale “La famiglia  Antropophagus” allestita in collaborazione con alcuni elementi di Radio Bologna.

Dopo il congedo, il 26 aprile del 1956, i sogni di Mario si avverano uno dopo l’altro: il teatro, la musica leggera, la radio.

A suggello della forte amicizia stretta con Giacomo Rondinella arriva “Marina”, la prima canzone … vicoli pieni di sole / reti ad asciugare/ in mezzo ad un groviglio di sartie: sono i vicoli di Trani, quelli che circondano il porto, la chiesa di Santa Teresa, che Mario Azzella si era portato nei suoi sogni di ragazzo.

A Trani, alla villa comunale affacciata sul mare, alle sere d’estate, si ispira “notturno di lampare”, una beguine con la quale Mario Azzella vince il festival della canzone marinara ad Ischia: la canta Teddy Reno con l’orchestra di Marcello de Martino.

E non è solo musica leggera. Wanda Capodaglio chiede ad Azzella il commento musicale per una memorabile edizione de “La casa di Bernarda Alba” di G. Lorca.

E subito dopo arriva l’esperienza teatrale, dove recita in “Il Poverello” con la Compagnia del Piccolo Teatro di Milano diretta da Enrico Maria Salerno e in “Le allegri comari di Windsor” di Shakespeare, con la Compagnia di Gino Cervi.

Iscritto dal 1950 alla Società degli Autori come compositore di musica e autore di testi, ha scritto diversi copioni di Riviste e un centinaio di canzoni. Incomincia la collaborazione con diverse case editrici, traducendo in italiano tanti testi di canzoni straniere. Oltre che con Marcello de Martino, Azzella ha scritto canzoni con Pasquale Frustaci e Aldo Bonocore.

E’ il 1958, Mario Azzella è nuovamente a Milano e qui avviene il primo incontro con la televisione.

Nel 1959 arriva anche la più importante esperienza cinematografica, il primo documentario a colori che Azzella dedica alla sua città: “Trani km.2,8”.

Infatti nella trama del film si racconta di un gruppo di turisti che a causa di una sosta forzata del pullman, approfittano per visitare le bellezze artistiche della nostra città.

E Mario, ogni volta che torna nella sua Trani, immortala con la sua cinepresa a 8 mm: immagini, impressioni e tradizioni della sua gente; infatti fra i suoi lavori troviamo alcune riprese della Settimana Santa a Trani risalente al 1964.

Con la Rai comincia a collaborare come redattore sportivo, per poi essere assunto nel 1960 come giornalista nella redazione milanese del telegiornale. Come redattore sportivo, ha al suo attivo diverse rubriche, servizi e documentari per i pomeriggi sportivi della domenica. Uno di questi è “Ciao mama”, per il quale scrive anche la colonna sonora, con la voce di Gino Latilla.

Nel 1961 il Quartetto Cetra porta la sua canzone più famosa al successo, e ancora oggi “ciao mama” è parodiata negli spettacoli e alla radio.

A conferma della sua esperienza cinematografica, nel 1961 realizza per la Rai “Il caso Banderali”, un documentario girato con gli autisti e i tranvieri dell’ATM (Azienda Trasporto Milanese) che parla dei problemi del traffico cittadino.

Per tale lavoro concorre e riceve il II premio al 1° Festival Internazionale del traffico.

Purtroppo, la firma del contratto con la Rai e l’accrescere degli impegni lavorativi rallentano tutte le sue diverse attività, parentesi riaperta solo per scrivere le canzoni in dialetto tranese: “Ueludde”, “Zappa Nico’” e “Mimi’ scazzamupede”, per il concittadino Leone di Lernia.

Come giornalista, la Rai lo manda al seguito di uomini politici: Moro, Fanfani, Rumor; dei Presidenti della Repubblica Gronchi e Saragat. Costante presenza è la sua firma nei servizi quotidiani del Telegiornale; e poi nel primo rotocalco televisivo “RT” diretto da Enzo Biagi. Con il noto direttore, Azzella lavora alle rubriche televisive: “TV7” e “dicono di lei”, a servizi speciali e documentari vari.

Nel 1966 fonda il periodico “Hinterland” a Cinisello Balsamo. Di questo periodico è editore, direttore responsabile e diventerà anche stampatore. Il primo numero di hinterland appare nelle edicole dei piccoli centri del nord Milano, nel Natale del 1966.

Hinterland non ha contributi, si mantiene con  la vendita e la pubblicità, Arnoldo Mondatori ha fra le mani, per caso, un numero del periodico e diventa inserzionista: appare così la pubblicità de “I Giganti”, poi quella della Standa, della Kodak.

Il giornale chiuderà nel 1972, rilevato gratuitamente da un gruppo di architetti che ne cambieranno completamente il contenuto.

Nel 1972 Mario Azzella impianta nei seminterrati di via Pirandello una stamperia d’Arte. Vengono sperimentati tutti e tre i sistemi di stampa: litografia, acquaforte e serigrafia, ma è quest’ultima, con i suoi inchiostri matrici, molto simili alle tempere, ad affascinare Mario Azzella che si attrezza e si specializza in questo metodo.

Ecco quindi che, l’esperienza editoriale incominciata con “Hinterland”, prosegue con la grafica d’Arte. Nascono le edizioni di Leonardo Spreafico, di Attilio Rossi, di Ibraim Kodra e di Filippo Alto.  E sono di Filippo Alto le ultime opere stampate da Mario e Lina Azzella: “PAESE VIVRAI”, con la prefazione di Giuseppe Giacovazzo e “ESTATE BAROCCA” con la prefazione di Nino Palumbo.

Nel 1974, la morte improvvisa di Leonarda Spreafico, il pittore lombardo legato a Mario e Lina Azzella da grande amicizia, provoca una sosta nell’attività editoriale che riprende un anno più tardi nello studio di Cusano Milanino. A questo punto, l’attività editoriale di Mario Azzella giunge ad una svolta decisiva, soprattutto tecnologicamente: dalla carta stampata passa al video.

Nasce AZZELLA EDITORE s.a.s. che ha edita per conto di Aziende italiane e straniere un centinaio di programmi. Ed è durante la sua attività editoriale che produce due volumi dedicati alla sua città: “RIME e SCENE POPOLARI” in dialetto tranese di Francesco Ferrara e la prima “GUIDA del Museo Diocesano di Trani” di Benedetto Ronchi.

 Nel 1976 con lo scrittore Nino Palumbo, il commercialista Giacomo Lezoche e il pittore  Filippo Alto, fonda a Milano il “Circolo Pugliese”, la prima associazione dei pugliesi al nord.

Il nuovo sodalizio, che ha la sua sede provvisoria in Corso Venezia 8, intende promuovere  iniziative di ampio impegno culturale e di sviluppo economico in varie città dell’Italia del Nord per far meglio conoscere i molteplici valori della gente e della Terra di Puglia.

Nel 1984, la legge di riforma della Rai e la lottizzazione politica turbano e condizionano l’attività giornalistica di Azzella, egli è costretto a ritagliarsi, con molta fatica, uno spazio alla radio. Fra i vari servizi radiofonici nelle trasmissioni regionali, Elio Sparano gli affida lo spazio domenicale del Gazzettino Padano.

Nasce cosi “damm a tra” (dammi retta), settimanale radiofonico di contenuto giornalistico ma con il taglio della vecchia rivista radiofonica.

Sono tre le  serie che Azzella redige e dirige, avvalendosi della collaborazione musicale del suo grande amico ed ex compagno di teatro Aldo Buonocore.

Insieme a Maria Brivio, Cecilia Buonocore e all’Orchestra Ritmica della Rai di Milano, Azzella manda in onda 55 puntate, tre anni, fino al giugno del 1987.

Nel 1988, Mario Azzella inventa “tanti saluti”, sempre per la radio regionale; nel 1989 “la piccola storia del gazzettino padano” e nel 1990 “il gazzettone”.

La morte improvvisa di Aldo Buonocore, dopo quella di Leonardo Spreafico e di Benedetto Ronchi segnano inevitabilmente la fervida attività dell’autore e del compositore, non quella del giornalista che ha ormai compiuto, nell’autunno del 1990, 30 anni di professione, trascorsi tutti alla Rai di Milano.

Nel 1990 fa nascere la “NEWLETTER ITALIA” sas. Nuova lettera vuol dire fare COMUNICAZIONE scritta e in video, sempre per conto terzi, con tecnica e strumentazione elettronica, computerizzata, con metodi nuovi, multimediali.

La VIDEOCOMUNICAZIONE, trova piena attuazione e qualcuno definisce lo studio di Cusano Milanino, lo studio del giornalista del futuro, un futuro che Mario Azzella aveva programmato dal 1974, subito dopo l’esperienza di Hinterland.

Nasce una filosofia avanzata per la produzione di mezzi audiovisivi e il vecchio documentario istituzionale di Azienda, appannaggio di pochi grandi gruppi che possono affrontare alti costi, non serve più.

Una piccola rivoluzione nel campo dell’audiovisivo industriale, che riscuoterà un grande successo.

Il 19 gennaio 1991, presso la sede dell’associazione regionale pugliese di Milano, Azzella riceve il premio per la cultura “Benedetto Ronchi”, quale riconoscimento per i suoi trent’anni d’amore per il giornalismo, la cultura, la Puglia e Milano.

Alla presenza del figlio del compianto direttore Ronchi, riceve il riconoscimento dal dott. Daleno, Assessore al comune di Milano; coordinatore della manifestazione è l’avv. Giuseppe Sarni.

Terminata l’esperienza radiotelevisiva, nel 1993 si trasferisce ad Arco di Trento dove inserendosi rapidamente nella vita sociale e culturale della città, si contraddistingue oltre che per l’attività di ceramista anche come musicista.

Nella città trentina Azzella fonda, assieme all’amico Vittorio Agnini, il “Centro Iniziative”, che sarà il molo di partenza del periodico “la busa” da lui ideato, fondato e diretto, e che raccontando volti, storie, disservizi della realtà alto-gardenese costituirà un importante luogo di confronto e di pungolo. Ma dopo quattro anni nelle edicole, con molto rammarico, deciderà di interrompere le pubblicazioni.

Ormai appagato delle innumerevoli iniziative promosse nel corso della sua vita, circondato dagli amici più cari e dall’adorabile consorte Lina Burchiani, il 30 ottobre 2000, all’età di settantadue anni, Mario Azzella si spegne nella sua casa di Arco di Trento.

Successivamente la moglie, stabilitasi definitivamente a Trani, fa trasferire la salma del marito nella città natia, dove riposa in pace nel Cimitero Comunale.

Nel 2005, in occasione dell’inaugurazione del Museo della pipa “Nicola Rizzi” di Fermo, la signora Lina dona la collezione di pipe a perenne ricordo del congiunto; fra centinaia di reperti in mostra, è visibile quindi, anche una teca contenente ben ottantatre pipe ed intitolata al nostro concittadino Mario Azzella.

Nel 2006 su espresso desiderio della moglie Lina Burchiani, l’associazione culturale “Obiettivo Trani” inizia a ricercare foto, filmati e testimonianze per la riuscita di una manifestazione in onore del poliedrico Mario Azzella.

L’evento si svolge il 04 Agosto 2007 presso l’Auditorium San Luigi di Trani, accompagnato da una profonda commozione a causa dell’immatura perdita della stessa moglie (circa un mese prima), forse appagata dal suo desiderio esaudito.

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