
Marco Pilone e l’associazione Culturale Teatro Mimesis portano il divertimento a teatro col nostro dialetto (porta ore 20.30, sipario ore 21). Pilone quest’anno ha pensato ad una divertente commedia in tre atti dal titolo “Na bauna megghiàere fàce nu bùene maròeite”. I biglietti (già disponibili al botteghino del teatro Impero) sono divisi per settore (18 euro, 15 euro, 12 euro).
INFORMAZIONI E PREVENDITA BIGLIETTI:
cell. 346.8259618
facebook: TEATRO MIMESIS TRANI
Nell’epoca in cui Internet regna sovrano, dove le comunicazioni avvengono attraverso mail, sms e social network che, da una parte sono il risultato di un miglioramento certo ma dall’altra ci strappano la soddisfazione di esprimerci guardandoci negli occhi, portare in scena una commedia in dialetto può sembrare anacronistico.
Non è così: il dialetto fa parte del bagaglio culturale che ognuno di noi porta sulle spalle ed è l’impronta che segna il nostro far parte di un certo luogo, di un certo tempo e che ci assimila e ci pone nel posto preciso della nostra storia personale. Il dialetto rappresenta la nostra etichetta, le nostre radici, la nostra carta d’identità. Il dialetto tranese è la nostra lingua: attraverso essa esprimiamo i nostri modi di dire, i pensieri, i nostri sentimenti, i nostri stati d’animo. E’ il mezzo che ci unisce nel confronto, nel dialogo, nello scambio di idee. Il dialetto attuale è diverso dalla lingua ereditaria dei nostri nonni. Tante espressioni si sono addolcite nel corso del tempo, mentre tanti modi di dire si sono persi. Del resto, le trasformazioni del dialetto sono quasi naturali, oggi si parla un dialetto più vicino all’italiano che tende a tralasciare gli antichi termini. Il dialetto inteso come lingua è il mezzo che identifica tutto: i soprannomi, i rioni, le località. Il dialetto dà nuova forma alle parole, riesce a rendere l’idea prima ancora di ridurla in termini precisi, a volte armonizza e a volte indurisce. Il dialetto è l’espressione di un popolo, è come un abito fatto su misura, è come una spugna che assorbe fatti, episodi, luoghi, persone e che restituisce fatti, episodi, luoghi, persone con profilo e identità precisi ma soprattutto con un’anima e, nel nostro caso, con la nostra anima tranese.
Amare il dialetto, tramandarlo, usarlo nel nostro quotidiano, insegnarlo ai nostri figli, significa amare noi stessi, significa essere possessori di una grande eredità: l’eredità della nostra storia.
Marco Pilone
