Cari studenti, le commemorazioni della Giornata della Memoria con il passare degli anni conservano intatti i sentimenti profondi che ne sono alla base, mantenendo tutta la commozione, il dolore e la speranza. Da quel 27 gennaio del ’45, quando l’Armata Rossa oltrepassò per la prima volta i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz ponendo fine all’orrore, sono trascorsi 67 anni, ma la tragedia della Shoah continua ad essere una ferita aperta nell’animo di tutti noi.
Quella lunga sequela di orrori e violenze che fu l’Olocausto è davvero difficile se non impossibile, ricondurre entro i binari degli accadimenti umani. Sei milioni di ebrei perseguitati, spogliati di ogni diritto ed infine deportati ed uccisi nei campi di sterminio. Io credo che ben poco nella storia accada per caso ed è compito di chi l’osserva cercare di individuare le cause che hanno provocato quella barbarie, approfondendole, al di la d’ogni commemorazione, come fanno costantemente nei loro eventi culturali, gli animatori barlettani dell’Archivio della Resistenza e della Memoria.
E’ per questo che da Assessore alla Pubblica Istruzione della nostra Provincia affido a Voi tutti questa giornata per riflettere sulle ragioni storiche, sui fattori sociali, culturali e politici che favorirono l’affermarsi di quella pazzia collettiva che fu il nazifascismo; se quella follia contagiosa è riuscita ad affermarsi nella civilissima Germania del tempo, allora vuol dire che nessun ideale di libertà, di giustizia, di dignità umana è conquistato una volta per sempre; è triste il solo pensarlo, ma l’intolleranza e l’orgoglio di razza sono sempre in agguato e potrebbero rinascere.
Pertanto, il ricordo di quella tragica esperienza divenga per voi ragazzi l’occasione per trarre insegnamenti e rinsaldare valori che sempre di più devono guidare il cammino della nostra civiltà. L’orrore delle camere a gas e dei forni crematori di una stagione remota della nostra storia, ci impongono di tener vivo il ricordo, affinché le discriminazioni degli ebrei di ieri non abbiano a reiterarsi sui nuovi emarginati di oggi.
POMPEO CAMERO